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Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

Dichiarazione di Massimo Lensi (Associazione radicale “Andrea Tamburi”).

Firenze, 1 giugno 2018 – “Essere alle porte coi sassi”, così si dice a Firenze, per descrivere l’imminenza di qualche severo avvenimento. Ecco, tra qualche giorno il caldo afoso tipico delle nostre estati tornerà ad abbattersi anche sul carcere di Sollicciano riproducendo quelle caratteristiche di invivibilità che, da anni, non abbiamo mai smesso di denunciare. L’anno scorso la Regione Toscana e la Madonnina del Grappa fornirono gratuitamente un centinaio di ventilatori all’istituto penitenziario, ma si scoprì poi che l’impianto elettrico dell’istituto non era in grado di sostenerne il funzionamento. Le temperature nelle celle arrivarono così a livelli intollerabili e, nonostante i nostri appelli, non fu possibile ripristinare almeno la sorveglianza dinamica a celle aperte, neanche nelle ore di maggior afa.

Oggi siamo nella stessa situazione di un anno fa. I passeggi interni per le ore di aria sono ancora in larga parte da ristrutturare e non esistono programmi per alleggerire il problema del caldo, neanche per il personale di turno nei bracci. Per di più, la definitiva sepoltura del nuovo ordinamento penitenziario, atteso da decenni, ha certamente creato un forte senso di abbandono nelle persone detenute, aumentando i rischi di tensioni e atti di autolesionismo, a tutto scapito del difficile lavoro di rieducazione e risocializzazione previsto dalla nostra Carta costituzionale. Inoltre, il 61% delle persone detenute soffre di almeno una patologia e la sanità in carcere è ancora problematica. Insomma, la situazione già difficile, rischia di trasformarsi in una sorta di tragedia. Per questo ci rivolgiamo alle istituzioni e alla direzione del carcere, perché sia attivato un tavolo di crisi in modo da  approntare un serio piano per affrontare la stagione estiva in forma diversa da quella degli anni passati. Siamo alle porte coi sassi, cerchiamo, almeno quest’anno, di fare fronte all’emergenza prima che sia tardi.

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Dichiarazione di Vincenzo Donvito (Presidente nazionale ADUC) e Massimo Lensi (Associazione per l’iniziativa radicale “Andrea Tamburi”)

Qualche giorno fa, l’Agenzia regionale di sanità ha reso noto i risultati della IV rilevazione sulla salute dei detenuti in Toscana a 10 anni dalla riforma. I dati sono allarmanti. Il 58,7% della popolazione detenuta è affetta da almeno una patologia, un dato che nel caso del carcere fiorentino di Sollicciano sale al 62,1%. La rilevazione mostra che i disturbi psichiatrici continuano a rappresentare il gruppo di patologie più diffuse (38,5%), seguiti dalle malattie infettive e parassitarie (16,2%). In diminuzione, invece, i disturbi dell’apparato digerente che interessano il 9,5% dei detenuti mentre aumentano le malattie del sistema cardiocircolatorio (15,5%) e del metabolismo (12,1%).

Dal 2008, anno della riforma, la competenza sulla sanità in carcere spetta alla Regione Toscana. In questi dieci anni, però poco o nulla si è concretizzato a livello di prevenzione o della formazione del personale specializzato, specialmente in campo psichiatrico. Invero, qualcosa è stato fatto a livello di presidi interni, che dovrebbero però essere implementati e resi attivi per l’intera durata della giornata; in una istituzione totale è infatti impensabile il contrario. Il carcere è una struttura pubblica di servizio, all’interno della quale la persona detenuta dipende totalmente dallo Stato anche per intraprendere i dovuti percorsi di risocializzazione. La responsabilizzazione della persona detenuta passa anche e sopratutto nel rendere possibile, come per tutti i cittadini, l’attivazione di una normale prevenzione sanitaria. Specialmente in un luogo dove offerta alimentare e possibilità di attività fisica sono ridotti ai minimi termini.

Nello specifico del carcere fiorentino di Sollicciano, i dati della rivelazione della ARS ci offrono ulteriori e gravi motivi per insistere nell’invitare le strutture e le istituzioni competenti ad aprire con la città un serio e approfondito dibattito sul futuro dell’istituto. Un istituto che difficilmente è riformabile e che deve dimostrare di essere in grado di migliorare la qualità di vita dei detenuti e dei lavoratori. Altrimenti, lo ribadiamo, sarebbe meglio pensare alla sua dismissione.

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La Nazione

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Dichiarazione di Luca Maggiora, referente dell’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Firenze e Massimo Lensi, associazione per l’iniziativa radicale ‘Andrea Tamburi’. 

Firenze, 25 maggio 2018

“Tra qualche giorno inizierà il gran caldo e nel carcere di Sollicciano l’aria diventerà irrespirabile. Per le persone detenute comincerà il periodo peggiore dell’anno, la temperatura raggiungerà livelli insopportabili e dormire sui materassi infiltrati sarà impossibile, così come trascorrere venti ore chiusi nelle celle torride e malsane. Insomma, una vera “tortura” che, tradotta nella lingua delle sentenze internazionali che condannano l’Italia per le condizioni delle carceri, significa ‘trattamenti disumani e degradanti’. Come si potrà immaginare, a pagarne le conseguenze saranno proprio le persone detenute e i percorsi di rieducazione e risocializzazione, così come tutti coloro che dentro il carcere lavorano. L’anno scorso tentammo di dare una mano convincendo la Regione Toscana a fornire un centinaio di ventilatori, mentre altri furono donati dall’Opera della Madonnina del Grappa, ma niente da fare: l’impianto elettrico non reggeva il carico.

Difficoltà strutturali, segnate dall’assurdo di un edificio concepito meno di quaranta anni fa come avveniristico e funzionale, sono all’ordine del giorno dentro Sollicciano, oggi già vetusto e assai ammalorato. Nel carcere fiorentino è solo possibile sopravvivere, male, mentre i principi costituzionali del rispetto e tutela della dignità della persona sono messi a dura prova ogni giorno. Le direzioni che si sono succedute nel tempo hanno cercato sempre di migliorare la situazione, a volte mettendoci una pezza, altre volte con progetti di largo respiro che però raramente hanno visto la luce. Per queste ragioni, riassunte qui succintamente, non vogliamo voltare la testa dall’altra parte e intendiamo aprire un dibattito con la città, nella città, per il futuro del penitenziario fiorentino. Perché se dovesse risultare che niente si può fare e che il destino di Sollicciano è solo quello di peggiorare, allora non resterebbe altro che prenderne atto e chiudere l’istituto. Per tutelare innanzitutto la nostra dignità e i nostri diritti e anche perché far finta di nulla equivarrebbe a perdere il senso costituzionale dello Stato di Diritto.”

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