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Posts Tagged ‘matteo mallardi’

Romano Capanni, compagno di Firenze di  lunga data, è morto. Proprietario del negozio di alimenti biologici del Galluzzo, era malato da tempo ma si era aggravato negli ultimi giorni. Ecco un ricordo di Romano, scritto da Matteo Mallardi.

Caro Romano,

anche tu ci hai lasciato.

Un altro tassello del mondo radicale, di quei radicali che ho conosciuto e frequentato qua a Firenze negli anni passati che manca. Erano anni in cui abbiamo assistito e partecipato con entusiasmo a quello che sentivamo il grande cambiamento della fine dei governi pentapartiti. La discesa in campo di Berlusconi, le nostre offerte liberali libertarie liberiste, i referendum economici, Emma for President; impegno che portò a quel grandissimo risultato elettorale alle elezioni Europee festeggiato a pallonate in piazza della Repubblica.

Frequentavo spesso in quegli anni te e la tua grande famiglia: mamma, moglie, sorella, cognato; saluto tutti con tanto affetto volentieri; ti frequentavo perché tu eri bottegaio, come dicevi, ed io in bottega tua ci passavo spesso quando portavo o riprendevo i figli alla scuola media vicina. Entravo, incassando gli esagerati complimenti della mamma, e spesso ritiravo i contributi al partito dai tuoi famigliari, che uno per uno, tutti, avevi coinvolto. Talvolta col tuo fare avvolgente impallinavi anche l’avventore di turno.

Che bottoni mi attaccavi nel retro del negozio! Mio figlio era intollerante ad alcuni alimenti e da te si potevano trovare gli alimenti adatti. Iniziavi a parlare, a spiegare, a raccontare il come ed il perché della farina di mais per la polenta, dell’olio, del tal formaggio; dalle origini, dalla creazione, narrando come epiche gesta le attività delle aziende agricole che contattavi e da cui ti approvvigionavi e più che delle aziende raccontavi delle persone, della passione che loro ponevano, come tu stesso facevi, nel lavoro. Amavi il tuo mestiere ed i mestieri fatti con amore: per cambiare cultura, metodo, modo di alimentazione, tornando alle alimentazioni naturali dei padri e dei nonni.

Poi la mia situazione è mutata e non ho più avuto occasione di passare a bottega, in via Silvani al Galluzzo.

Ti sono venuto a trovare ancora una volta, primavera 2006, i tempi in cui i radicali stavano facendo accordi per partecipare alle elezioni in sostegno di Prodi; fu una delle rare tue giornate poco disponibili: non ti garbava quella posizione, “svolta” dicevi, da “liberali a socialisti”. Critico, ti eri un po’ allontanato dai radicali italiani e avevi scansato le mie richieste per altri contributi; eri perplesso sull’alleanza: “dove tu voi andare con questi quà che dell’individuo e dell’impresa non gli frega nulla”. E’ finita come sappiamo.

Non so se ultimamente eri ancora iscritto al Partito Radicale, credo di sì; abbiamo fatto un percorso insieme sul medesimo tram, pagando il biglietto per andare nella stessa stazione.

Ti ricordo con il grembiule bianco, dotato di un grandioso sorriso, sempre appassionato.

Un caro saluto,

Matteo Mallardi

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