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Oggi, alle ore 13, una delegazione del Partito Radicale si recherà al cimitero di Trespiano per rendere omaggio a Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Nello Traquandi storiche figure dell’antifascismo federalista, liberale e socialista. Faranno parte della delegazione, tra gli altri, Rita Bernardini e Maurizio Turco, della presidenza del Partito Radicale, Grazia Galli, Emanuele Baciocchi e Massimo Lensi dell’associazione per l’iniziativa radicale “Andrea Tamburi” di Firenze. La delegazione si recherà poi anche sulla tomba del militante radicale Andrea Tamburi, scomparso a Mosca nel 1994 per onorare il suo impegno in favore delle minoranze discriminate dai totalitarismi.

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Visitare un carcere è sempre difficile e, quando l’istituto in questione è un elefantiaco edificio, o meglio un complesso di edifici, in cemento armato, consumato dal tempo e corroso da vistose infiltrazioni di umidità, tentare di capire da dove sia possibile iniziare opere di manutenzione è un’impresa che rasenta l’impossibile. Abbiamo fatto parte della delegazione del Partito Radicale che ha visitato il carcere fiorentino di Sollicciano, insieme a Rita Bernardini, Tommaso Grassi e Donella Verdi, due consiglieri comunali del gruppo Firenze riparte a Sinistra, e altri militanti radicali. Il giudizio unanime di tutta la delegazione è che quel carcere non sia ristrutturabile. Si può migliorare qualcosa, certo, rattoppare un muro, riportare una doccia comune a normale condizioni igieniche, tinteggiare i corridoi, togliere le colate di guano di piccione dagli spazi comuni, attivare finalmente la seconda cucina, ma è certo che in pochi mesi i già diluiti investimenti si scioglierebbero di nuovo nell’ordinario degrado.

Il carcere di Sollicciano è un istituto atipico. Non vi è omogeneità di tipologia di detenuti, il 70% dei quali è straniero, la periferia in cui è immerso un tempo era palude e tuttora è zona classificata a rischio idrogeologico. Alcune sezioni sono infestate da cimici e piccioni, i materassi sono sporchi e malsani, l’area trattamentale sottodimensionata (sette educatori per una popolazione carceraria di circa settecento cinquanta detenuti), costantemente sovraffollato in alcuni reparti.

Non è la prima volta che delegazioni radicali, insieme a rappresentati del mondo delle associazioni fiorentino, visitano quell’istituto; sono circa dieci anni, infatti, che con costante periodicità varchiamo la soglia del carcere di via Minervini, e abbiamo potuto constatare più volte come sia impossibile organizzare un credibile cronoprogramma di azioni e interventi urgenti, nonostante la buona volontà sempre manifestata da chi in quel carcere ci lavora. Insomma, meglio chiuderlo, o almeno dismettere la sezione del giudiziario, la più malmessa, modificando la divisione degli spazi. L’esecuzione di pena è difficile alle condizioni riscontrate, i percorsi rieducativi incerti, la risocializzazione un’utopia. Nessuna azienda continuerebbe a investire su una struttura così degradata, preferendo investire sul nuovo piuttosto che sull’incertezza del risanamento impossibile.

Un’altra visibile pecca è nei rapporti con le istituzioni. La Regione Toscana dovrebbe rafforzare l’attenzione sanitaria, modificando concettualmente il rapporto tra operatori sanitari e popolazione detenuta. E’ inutile che l’Agenzia Regionale Sanitaria produca ogni due anni un rapporto sullo stato di salute dei detenuti in regione se poi non si pratica una politica attenta alla prevenzione. Il Comune di Firenze dovrebbe invece capire che un carcere è parte integrante della città, al pari di un ospedale o un plesso scolastico, e non un luogo dell’immaginario negativo. Il garante comunale potrebbe interpretare il suo ruolo di collegamento con l’esterno e la cittadinanza con una vivacità diversa da quella attuale e il Sindaco rispettare gli impegni presi durante un recente Consiglio comunale che si è svolto dentro l’istituto penitenziario.

Purtroppo, uscendo dall’istituto la percezione che resta addosso è che l’attenzione verso il carcere di Sollicciano sia invece solo quella tutta intenta a mantenerlo com’è: un luogo dell’infinita conservazione del degrado e delle vane progettualità, un posto fisico della dimenticanza delle dignità delle persone in sintonia con la richiesta politica di “più carcere” in voga da molti anni. Insomma, Sollicciano così è meglio chiuderlo.

Massimo Lensi, associazione Progetto Firenze
Sandra Gesualdi, Fondazione Don Lorenzo Milani

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Radio Radicale

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FIRENZE / VISITA ISPETTIVA AL CARCERE DI SOLLICCIANO. SU INIZIATIVA DEL PARTITO RADICALE, DOMANI UNA DELEGAZIONE DI VARIE FORZE POLITICHE E ASSOCIATIVE GUIDATA DA RITA BERNARDINI SI RECHERÀ IN VISITA ISPETTIVA NEL CARCERE DI SOLLICCIANO. A SEGUIRE, L’8 E IL 9 APRILE VISITE AGLI ISTITUTI PENITENZIARI DI PISA E SAN GIMIGNANO

Firenze, 6 aprile 2018

Proseguono le visite ispettive nel carcere fiorentino di Sollicciano. Domani alle ore 9 una delegazione guidata da Rita Bernardini, della presidenza del Partito Radicale Nonviolento, entrerà nel carcere di Sollicciano per una visita che toccherà tutti i bracci e tutte le sezioni dell’istituto penitenziario, compresi i servizi, le aree educative e gli spazi di socialità. Una visita lunga e dettagliata allo scopo di verificare lo stato strutturale dell’istituto a distanza di pochi mesi dall’ultima ispezione. Il carcere di Sollicciano è, infatti, tra gli istituti penitenziari che destano maggior preoccupazione a livello nazionale.

La delegazione sarà così composta:

 Rita Bernardini, Presidenza Partito Radicale Nonviolento;

Grazia Galli, associazione “Andrea Tamburi” di Firenze;

Sandra Gesualdi, Fondazione “Don Lorenzo Milani”;

Donella Verdi, consigliere comunale, “Firenze riparte a Sinistra”;

Tommaso Grassi, consigliere comunale, “Firenze riparte a Sinistra”;

Giacomo Trombi, consigliere comunale, “Firenze riparte a Sinistra”;

Emanuele Baciocchi, associazione “Andrea Tamburi”;

Maurizio Morganti, militante Partito Radicale Nonviolento;

Massimo Lensi, associazione “Progetto Firenze”.

 

La delegazione sarà accompagnata dal cappellano del carcere, Don Vincenzo Russo. Attenzione: NON è prevista la consueta conferenza stampa al termine della visita. Domenica 8 aprile e lunedì 9 aprile Rita Bernardini si recherà in visita ispettiva, rispettivamente, nel carcere “Don Bosco” di Pisa e nel carcere di San Gimignano.

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Di seguito, l’intervento del capogruppo di Firenze riparte a sinistra Tommaso Grassi nella seduta straordinaria del consiglio comunale del giorno 11 dicembre 2017, tenutasi presso il carcere di Sollicciano (fonte).

“L’intervento del ministro Orlando, la presenza di deputati e senatori, e vorrei dire soprattutto il consiglio comunale che finalmente torna a riunirsi nel carcere di Sollicciano: aspetti positivi di una giornata che però non manca di rilanciare i problemi, anche di comunicazione, con il carcere. Pochi, troppo pochi detenuti, detenute e transgender presenti nella sala del cinema, e non certo perché altri non siano voluti essere presenti. Evidentemente c’è stata la volontà di limitare la loro presenza, nonostante la seduta dentro le mura del carcere servisse soprattutto perché permette agli eletti in consiglio comunale e in Parlamento di ascoltare proprio le ragioni di chi dentro il carcere vive ogni giorno e ogni notte. Sorprende che nelle parole del rappresentante delle sezioni maschili siano state assenti le proteste e le segnalazioni: dalle docce, all’acqua calda in inverno e ai ventilatori d’estate, alle domandine che non sempre hanno risposte, alle lenzuola e all’igiene in generale fino ai corsi e lezioni sovrapposte con altre attività all’interno del carcere. E a questo scopo colpisce anche la mancata autorizzazione a parlare per la Polizia penitenziaria, un fatto che crediamo grave e di cui chiederemo conto: non si può affrontare i problemi di Sollicciano senza ascoltare la voce di chi lavora dentro queste mura.

Insieme a don Vincenzo Russo, cappellano del carcere di Sollicciano ed a Massimo Lensi dell’associazione per l’iniziativa radicale Andrea Tamburi, con i colleghi del gruppo Donella Verdi e Giacomo Trombi abbiamo presentato nei mesi scorsi il documento ‘Un vero ponte per Sollicciano’. In quel documento si trovano tutte le tante cose che tuttora non vanno nel carcere, dal sovraffollamento alla negazione di poter aprire le celle per aumentare la socializzazione tra detenuti. Dalle gravi carenze infrastrutturali, anche per bisogni primari come l’igiene, alle difficoiltà nell’organizzare attività per detenuti e detenute e ancor di più per i transgender.

Il concetto di costruire un ponte tra la città e il carcere è il principio che continua a guidare la nostra azione, al fianco dei tanti volontari impegnati sui temi della detenzione. È indispensabile ripristinare la commissione detenuti in cui poter dar voce alle richieste delle singole sezioni che altrimenti verrebbero affidate al caso, così come vanno migliorati i rapporti delle tante associazioni con l’area educativa che rappresenta la vera e unica possibilità di formazione del detenuto in vista del proprio reinserimento lavorativo nella società: tema su cui c’è ancora molto da fare e molti ostacoli da superare.

Oggi abbiamo ascoltato alcune promesse, sia da parte del ministro che del sindaco. Saremmo contenti se potranno esser date risposte al sistema della videosorveglianza che potrà permettere di mantenere più aperte le celle, sugli inserimenti lavorativi concreti per i detenuti e che si provveda tra Comune e gli altri enti a rispondere alle necessità anagrafiche, socio sanitarie e a risolvere le annose carenze strutturali. Vedremo quanto di ciò che è stato promesso sarà davvero realizzato. Siamo i primi a sperare che sarà così, ma siamo anche memori delle promesse già spese in passato e rimaste lettera morta”.

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